La storia americana del gioco d’azzardo del poker

Una normativa voluta con forza dall’Amministrazione del Presidente George Bush jr ha vietato le operazioni finanziarie negli States verso i siti dell’e-gaming: la Unlawful Internet Gambring Enforcement Act -conosciuta tristemente secondo gli operatori del settore come UIGEA- ha così messo fine ai “pingui” guadagni dei vari siti di gioco online che nel 2006 anno del pieno boom del poker online facevano registrare redditività ed incrementi di profitti veramente “importanti”. I redditi avevano delle percentuali “incandescenti” e tutto girava in un verso assolutamente “redditizio”. Società quotate in borsa sono costrette a ridimensionarsi, a perdere, a liquidarsi una vera e propria “morìa” di società importanti costrette… a radicali cambiamenti.
Ci sarà, quindi, un ribaltone pazzesco e società a capitale pubblico come Party Poker, William Hill, 888 eLadbrokes saranno costrette a lasciare il mercato degli Stati Uniti a favore di società private, ovviamente non quotate in borsa, come PokerStars, Full Tilt Poker e Absolute Poker che spadroneggeranno per circa un quinquennio in un mercato non regolarizzato in quanto l’UIGEA non permetteva in realtà le transazioni verso i siti di gambling, ma non disponeva comunque il divieto assoluto sul poker. Tutto quindi rimaneva “in aria” e le società quindi a capitale privato ne hanno tratto vantaggi consistenti: la legge Bush quindi si è veramente abbattuta come un uragano sul mondo del gioco d’azzardo facendo “morti e feriti”  qua e là, senza guardare in faccia a nessuno ma certamente non con equità.

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